Le motivazione del volontariato...

 

Nella società di oggi il servizio non è considerato un valore, ma qualcosa da evitare. Si apprezza molto tutto ciò che produce, ciò che dà frutto, ciò che ha spessore economico. Il servizio, invece, è un qualcosa che si fa volontariamente e va, quindi, messo da parte, evitato.

Il servizio poi considera la persona nella sua globalità, cioè la persona come insieme di materia, di intelligenza e di spiritualità.
Nel praticare questa forma evangelica di servizio, dobbiamo tener conto che ci sono realtà da privilegiare : gli ultimi, perché vivono grandi difficoltà.

 

Diceva don Milani che “ la divisione tra uguali è in parti uguali : ma la divisione tra persone disuguali non può essere in parti uguali. La divisione giusta è considerare la realtà della persona con la quale mi trovo a contatto”.

 

Il volontariato deve avere come punto fisso di partenza la scelta degli “ ultimi”, dei poveri. Ricordiamoci vi sono tante espressioni di volontariato ( nel settore delle comunicazioni sociali, dei beni culturali ed ambientali...) proporrei i l’attenzione sul volontariato inteso come “ servizio di giustizia ai poveri”.

Il volontariato non è un hobby per il tempo libero : qualcosa che io decido di fare, perché ho del tempo libero, ma perché voglio dedicare una parte del mio tempo alle persone che sono in maggiore difficoltà. Nasce da un’attenzione alle persone bisognose, è una scelta.

E questa scelta nasce da motivazioni umane e spirituali.

Il volontario è colui che si fa attento a tutte le varie voci, al grido di una umanità sofferente ed umiliata. Ascolta con cuore aperto e accoglie con disinteresse le persone in difficoltà.
“ Il volontariato è l’anello che congiunge chi sta bene con chi sta male”.

 

La forza debole del volontariato è una colonna portante della nostra società, non ne possiamo più fare a meno non solo per i servizi che offerti ma soprattutto per la cultura e i valori che esprime.

- La centralità della persona umana;
- L’attenzione verso i più deboli e i sofferenti;
- il senso civile di responsabilità e di partecipazione alla vita sociale;
- Il rispetto degli altri;
- Il senso del servizio.


Sulla base di questi valori il volontariato svolge alcune funzioni fondamentali.

a) Stimola le istituzioni pubbliche e rivendica i diritti dei più deboli;
b) Anticipa le risposte dello Stato ai bisogni sociali emergenti;
c) Crea una coscienza diversa nelle persone che generalmente vivono senza preoccuparsi di chi sta male;
d) Riporta il senso di umanità nei servizi.

 

Il volontariato nasce dunque da motivazioni umane e sociali.
Le motivazioni non possono esistere una volta per sempre, ma continuamente bisogna che vengano verificate e purificate per una giusta maturazione di questa scelta di servizio.

Le motivazioni religiose

Il volontariato dei credenti non è diverso, per quanto riguarda la realizzazione, da qualsiasi altro volontariato. P. Nardin Dice : “ Il volontariato dei credenti ha una caratteristica particolare in quanto unisce alla motivazione della solidarietà umana, un’esigenza di vivere coerentemente i valori del vangelo”.

Un’esigenza che per noi cristiani non è facoltativa ma essenziale alla vita stessa, e alla nostra professione di fede.
Il volontariato dei credenti è, spesso, realizzato insieme a persone di religioni diverse, di ideologie diverse, in quanto lo specifico dei cristiani non è distinguersi dagli altri ma vivere insieme agli altri : l’essere “sale e lievito”.

La spiritualità è una dimensione profonda della persona, della comunità, ed è alla radice delle motivazioni, delle scelte del volontariato.

 

LE RAGIONI DEL SERVIZIO

Sono la gratuità, la solidarietà, l’accoglienza e la condivisione.

- Gratuità: è dare senza ricevere. Gratuità di doni nel volontariato sono le qualità, le risorse, le idee. Questa è la ricchezza che ognuno di noi porta dentro. E che deve offrire.

- Solidarietà: è farsi carico. Ricordiamo la Parabola del buon samaritano. In questo racconto del vangelo c’è un profondo richiamo alla solidarietà che non vuol dire avere solo compassione dell’altro che è in difficoltà, ma fermarsi, cambiare il proprio cammino, caricare su di se il peso del fratello, coinvolgere gli altri. Ma soprattutto avere la continuità del servizio per portare a soluzione il problema.

- Accoglienza: significa fare spazio. La carità evangelica si apre alla persona intera e non soltanto ai suoi bisogni. Può essere facile aiutare qualcuno, senza accoglierlo interamente. Accogliere il povero, l’ammalato, lo straniero, il carcerato, significa fargli spazio nel proprio tempo, nella propria casa, nelle proprie amicizie, nella propria città. La carità è molto più impegnativa di una beneficenza occasionale :
la prima coinvolge e crea un legame, la seconda si accontenta di un gesto.


Lo specifico cristiano


Il volontario cristiano fonda le ragioni del proprio servizio nella sequela di Cristo Gesù. “Amatevi gli uni e gli altri come io ho amato voi”.
La carità è una virtù teologale, come insegna la Chiesa, significa che ha per oggetto Dio, fa riferimento a Dio.
Dio ha unito a se l’umanità, essendosi identificato con l’uomo, specialmente con il povero, il malato, l’emarginato. Noi quando amiamo queste persone, amiamo Dio che abita e si incarna in loro.
Qualunque cosa avete fatto al più piccolo dei miei fratelli l’avete fatto a me

La nostra carità cristiana, il nostro essere volontari, deve sempre confrontarsi con l’amore di Gesù .

Amava i piccoli e li difendeva
Accoglieva le persone che non contavano
Gli ammalati per curarli e guarirli
I peccatori che si convertono
I lebbrosi, i ciechi, gli zoppi
Gli emarginati tutti

La carità cristiana non è frutto di emotività passeggera .
Per essere veramente strumenti di servizio, aiutare i fratelli in difficoltà, dobbiamo soprattutto ravvivare la nostra fede. Per avere il coraggio della carità.
Questa è la strada da percorrere.

 

 

 

VERIFICA DELLE MOTIVAZIONI

a) l’inquinamento delle motivazioni

Accanto alle motivazioni umane e religiose che sono così valide e nobili, si possono infiltrare anche distorsioni che rischiano di strumentalizzare l’azione dei volontari.

La più frequente la possiamo vedere nella “ Compensazione delle frustrazioni personali”.

Il bisogno di compensare quello che non possiamo realizzare. Quindi tante volte si utilizzano i bisogni del prossimo per soddisfare i nostri.

Un’altra deviazione che possiamo incontrare in questa realtà del volontariato è
l’affermazione di noi stessi”. Diventa deviante quando noi adoperiamo gli altri i più deboli, i senza voce, per raggiungere la nostra affermazione.

Don Milani diceva :” Dobbiamo fare strada ai poveri senza farci strada con i poveri”.


Un’altra devianza la troviamo in modo particolare nelle aree più povere e quindi c’è anche maggiore comprensione, dove c’è un alto tasso di disoccupazione giovanile.


Il volontariato diventa come richiesta esplicita e speranza non espressa di trovare lavoro. Si partecipa volontariamente ad organizzazioni diverse nella speranza di essere assunti o essere aiutati un giorno a trovare lavoro.

L’influenza delle Istituzioni.
Le motivazioni dei volontari possono essere influenzate, arricchite o inquinate, anche dalle istituzioni, cioè dalle motivazioni con cui i responsabili delle istituzioni si accostano al volontariato.
Ad es. il vero interesse di un ente locale, di un comune, verso il volontariato può essere non il miglioramento dei servizi, ma la riduzione dei costi.
Guardiamo i bilanci comunali, che posto occupano i poveri, i servizi ai poveri, forse l’ultimo posto.

Qui entriamo in una zona sospetta e pericolosa, anche se è giusto che un amministratore tenga conto della risorsa del volontariato.
E’ pericoloso infatti che si dia più importanza al contenimento della spesa che alla fornitura del servizio.
Tante volte, la valorizzazione del volontariato da parte delle istituzioni pubbliche può nascondere il loro disimpegno per i problemi dei cittadini più deboli e questo il volontariato non lo può accettare, in quanto non può garantire i diritti del cittadino.

C’è inoltre da osservare che, quando una legge regionale stanzia dei fondi per il volontariato, si moltiplicano le associazioni i gruppi, soprattutto in alcuni ambiti , come la protezione civile, la tossicodipendenza, gli anziani...in questo caso è facile identificare l’inquinamento delle motivazioni.

Infine ci possono essere delle motivazioni distorte anche da parte di istituzioni religiose.

Il pericolo consiste nel pensare l’esercizio della carità come strumento di evangelizzazione. C’è un documento del Concilio Vat. II sulla libertà religiosa (Dignitatis humanae) che richiama esplicitamente al dovere di rispetto attento alla coscienza, particolarmente delle persone che si trovano in stato di debolezza e di dipendenza.

Invece se noi amiamo gli altri come Dio ci ama, allora la testimonianza di carità potrà essere rivelazione e annuncio autentico dell’amore di Dio per l’uomo, allora diventa evangelizzazione.

 

 

 

PREGHIERA di Don Tonino Bello vescovo
"Un’ultima implorazione, Signore. E’ per i poveri. Per i malati, i vecchi, gli esclusi.
Per chi ha fame e non ha pane.
Per chi si vede sorpassare da tutti.
Per gli sfrattati, gli alcolizzati, le prostitute. Per chi è solo.
Per chi è stanco.
Per chi nasconde sotto il coperchio di un sorriso cisterne di dolore.
Libera i credenti, o Signore, dal pensare che basti un gesto di carità a sanare tante sofferenze.
Ma libera anche chi non condivide le speranze cristiane dal credere che sia inutile spartire il pane e la tenda, e che basterà cambiare le strutture perché i poveri non ci siano più.
Essi li avremo sempre con noi.
Sono il segno della nostra povertà di viandanti.
Sono il simbolo delle nostre delusioni .
Sono il brandello delle nostre disperazioni.
Li avremo sempre con noi, anzi dentro di noi.
Concedi, o Signore, a questo popolo che cammina
l’onore di scorgere chi si è fermato lungo la strada e di essere pronto a dargli la mano per rimetterlo in viaggio”



 


 


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